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Il mio Cammino di Santiago (da O Cebreiro)

Il mio Cammino di Santiago (da O Cebreiro)

Per il terzo anno di fila mi ritrovo a camminare e vivere qualche giorno con il solo zaino in spalla come casa.

Nonostante siano passati sei mesi, ho deciso di raccontarlo come fossi appena tornato.

Premessa

Sebbene il Cammino di Santiago sia considerato il “Cammino” per eccellenza, non l’ho mai preso in considerazione prima d’ora. Un po’ per la distanza da casa e quindi la necessità del volo in aereo, un po’ perché l’ho sempre ritenuto un cammino spirituale, non mi è mai balenata l’idea di percorrerlo, per lo meno a questa età, 25 anni.

Parto con il dire che nonostante fossi sportivamente fermo da parecchi mesi al momento della partenza, potevo e posso considerarmi un camminatore. Nel 2017 infatti ho percorso la Via degli Dei in compagnia di un amico e nel 2018 il Dolomiti Brenta Trek con lo stesso amico ed un compagno in più. Negli stessi due anni inoltre, ho anche corso due maratone, Verona e Siena.

E così, avendo a disposizione dodici giorni di ferie estive, stilato velocemente un piccolo programma ho deciso di percorrere il Cammino di Santiago da O Cebreiro in circa 8 giorni, 160 chilometri più o meno. Tutto questo tenendo “di riserva” 4 giorni in caso di problemi, oppure, se tutto fosse andato per il verso giusto, come alla fine è stato, 4 giorni per visitare Santiago e luoghi limitrofi.

Premetto inoltre che la scelta di percorrerlo con tappe ridotte di circa 20/25 chilometri, partendo da O Cebreiro, nonostante i 12 giorni a disposizione ed il fatto di considerare qualche giorno “bonus”, l’ho presa sulla base del fatto che inizialmente avrei dovuto percorrere il cammino in compagnia di una persona alla sua prima esperienza su una distanza simile.

Per un motivo o per un altro, alla fine sono partito solo.

Tengo a precisare anche che non conosco lo spagnolo, giusto qualche parola basilare, ma nonostante questo la lingua non è mai stata un problema durante tutto il cammino.

L’attrezzatura

L’unica foto che ho dello zaino e del borsello, scattata poco prima di partire per la seconda tappa.

Rispetto ai due cammini che ho percorso in precedenza, non ho portato con me la tenda, il fornellino e nemmeno la gavetta. Tutte cose superflue vista la presenza di numerosi paesi sul tragitto. Ho potuto puntare così su uno zaino molto piccolo, circa 20 litri, ed un borsello.

Può sembrare poco per 12 giorni di “vacanza”, ma vi posso assicurare che uno zaino simile è perfetto per questa tipologia di cammino e, grazie anche all’esperienza maturata nei cammini precedenti, ho cercato di portare con me solo l’indispensabile.

Di seguito quindi tutto ciò che ho portato:

  • 2 pantaloni tecnici, uno corto e uno lungo (di cui uno indossato);
  • 3 maglie tecniche (di cui una indossata);
  • 3 paia di mutande tecniche (un paio indosso);
  • 3 paia di calze corte (un paio indosso);
  • un asciugamano in pile (molto comodo come dimensioni e veloce da asciugare);
  • un paio di ciabatte infradito per la doccia e per uscire la sera a fine camminata (queste le ho tenute legate allo zaino esternamente per averle comode all’occorrenza);
  • un copri zaino in caso di pioggia (nel mio caso era compreso con lo zaino);
  • un k-way, sempre in caso di pioggia (molte persone piuttosto che avere il copri zaino ed il k-way, preferiscono un k-way abbastanza grande per coprire anche lo zaino, secondo me è molto meglio avere entrambe le cose piuttosto che un k-way grande visto che potreste trovarvi nella situazione in cui non avrete con voi lo zaino per un motivo o per un’altro ed il k-way “gigante” può diventare scomodo);
  • un cappello per proteggere la testa dal sole;
  • un piccolo zainetto leggero da utilizzare per gli spostamenti dove non è necessario lo zaino grande, per esempio la sera;
  • qualche molletta per stendere i panni (normalmente sono già presenti negli ostelli ma sempre meglio averne qualcuna di scorta);
  • qualche metro di corda d’emergenza (questa alla fine non l’ho utilizzata ma per esperienze passate ed il peso irrisorio è sempre meglio averla con se);
  • qualche sacchetto di plastica e due sacchi neri della spazzatura, sempre di emergenza (i sacchi possono benissimo fungere da k-way, copri-zaino, telo, ecc…);
  • una torcia, obbligatoria, sia in ostello per non svegliare i pellegrini che dormono di fianco a noi, sia sul cammino se partite molto presto (alle 6 di mattina è ancora tutto buio in pieno Agosto);
  • il caricatore del telefono ed un power-bank di emergenza (se tenere il telefono in modalità aeroplano, difficilmente avrete bisogno di un power-bank, io per esempio non l’ho mai utilizzato);
  • una presa tripla con attacco schuko, questa non l’avevo portata con me e la scarsità delle prese all’interno degli ostelli mi ha fatto rimpiangere di non averla in alcune occasioni, quindi la consiglio.

Io poi personalmente ho portato con me una macchina fotografica compatta Pentax ESPIO con tre rullini Kodak da 36 pose. Si, sono amante dell’analogico. Ho portato inoltre un borsello nel quale ho tenuto sempre la macchina fotografica, il portafoglio ed il telefono cellulare, pronti all’uso.

Come paio di scarpe ho utilizzato un modello Decathlon da trail running, rodate anche negli altri due cammini.

In merito all’argomento scarpe sul cammino ho visto molti tipi di calzature utilizzate dai pellegrini, dai sandali agli scarponi, ma per il tipo di strade che si percorrono secondo me un paio di scarpe da trail running sono le più indicate, sia per la protezione che offrono, sia per l’impressione di avere ai piedi una scarpa da ginnastica comoda e traspirante piuttosto che uno scomodo scarpone.

La guida

Una delle molteplici stele che si incontrano sul tragitto.

Nonostante qualsiasi articolo o sito che leggiate in merito al cammino consigli di portare con se una guida, io sono partito senza. Sono voluto andare un po’ all’avventura, seguire i pellegrini, seguire le indicazioni e soprattutto chiedere indicazioni all’occorrenza. Il percorso inoltre è davvero anche fin troppo segnalato a volte.

Non nego però che solo grazie ad una guida, che fortunatamente aveva una ragazza del gruppo con cui ho condiviso parte del cammino, che abbiamo trovato alcuni angoli di paradiso come l’ostello sul corso d’acqua della sesta tappa che leggerete successivamente.

Detto questo, si, si può percorrere il cammino senza una guida e senza una programmazione delle tappe, per lo meno gli ultimi 160 chilometri, sul percorso precedente non posso dare un opinione, ma è meglio averla con se per leggere nozioni e scoprire luoghi che senza difficilmente incontrerete.

Da Bologna alla partenza del mio cammino

La prima indicazione che si incontra del cammino appena scesi dall’autobus a Pedrafita.

Non essendoci collegamenti pubblici con O Cebreiro, essendo un piccolo borgo antico posizionato in collina, ho iniziato il mio pellegrinaggio da Pedrafita do Cebreiro, a circa 4 chilometri dalla prima segnalazione chilometrica del cammino, il famoso “totem” con il chilometraggio rimanente.

Per arrivare alla partenza quindi, da casa, ho preso un aereo per Madrid da Bologna con la compagnia Iberia e, da Madrid a A Coruña sempre con la stessa compagnia. A Coruña e Pedrafita do Cebreiro sono invece collegate da un bus della compagnia ALSA, la tratta viene percorsa 4/5 volte al giorno, partendo dalla stazione degli autobus di A Coruña, facilmente raggiungibile da una linea del bus direttamente dall’aeroporto.

Mi sono imposto di non arrivare in aereo direttamente a Santiago di Compostela per non “rovinarmi” poi la sorpresa dell’arrivo finale e non percorrere in bus il percorso al contrario fino al punto di partenza da cui volevo partire.

Giorno 1, l’arrivo a O Cebreiro

Panorama della vallata da O Cebreiro.

Sceso dal bus a Pedrafita do Cebreiro, mi sono incamminato direttamente verso la “partenza” essendo già pomeriggio tardo.

In un’oretta di cammino si arriva alla prima segnalazione chilometrica della meta.

Purtroppo essendo arrivato tardi non ho trovato un alloggio economico in ostello e ho dovuto per forza prendere una stanza doppia con bagno privato per 40 euro a notte, per niente economica ma se fossi riuscito a trovare un’altro pellegrino arrivato tardi nella mia stessa situazione, avrei potuto condividere la spesa risparmiando.

Per terminare il primo giorno ed assaporare cosa mi sarebbe aspettato in quelli successivi, ho cenato con il menù tipico del pellegrino, 10 euro prezzo fisso per: un primo, un secondo, pane, una bottiglia di vino della casa, rosso fermo, ed un caffè. Non proprio una cena leggera per iniziare un cammino di 160 chilometri.

Giorno 2, il fascino del buio

Primi accenni di luce dopo una mezz’oretta di buio dalla partenza da O Cebreiro.

Ho deciso di partire presto da O Cebreiro, precisamente alle 6, minuto più, minuto meno.

Fuori era ancora completamente buoi, ho così avuto modo di testare subito la torcia da testa.

Avevo previsto di arrivare a Triacastela al termine del secondo giorno, a 21 chilometri da O Cebreiro, partendo quindi a quell’ora sarei potuto arrivare in tarda mattinata e godermi così tutto il pomeriggio di riposo. Non nego inoltre che avevo un po’ l’ansia di non trovare posto in ostello visto il periodo, pieno Agosto, e visto che tutte le guide che avevo letto online parlavano di questo problema di saturazione degli ostelli.

Detto questo…

Camminare nella completa oscurità ha un fascino indescrivibile. Non ho incontrato altri pellegrini quindi la sola compagnia era il rumore dei passi sulla ghiaia. Ho provato anche a fare qualche foto all’alba con la Pentax ma i soli 200 ISO del rullino non credo abbiano immortalato nulla. Solo lo sviluppo della pellicola dirà la verità.

Da solo, nel bosco, al buio, può far paura ma non mi sono mai sentito in pericolo, anzi, in quei momenti si sente una sensazione di libertà.

Arrivato a Triacastela ho optato per pranzare e cenare con qualcosa di “pronto” del supermarket di paese, economico ma per niente salutare.

Piuttosto che l’ostello municipale da 6 euro a notte, in questa seconda tappa ho optato per uno gestito privatamente pagandone 8. Luogo molto pulito ed il gestore, Manuel, molto simpatico e di compagnia, parla qualche parola anche di Italiano. Consiglio di fermarvi se passate di li.

A questo punto inizio ad incontrare qualche volto che rivedrò poi anche successivamente nel cammino. Tutti, ognuno al proprio passo, camminavamo nella stessa direzione dopotutto. Parlo un po’ con qualche pellegrino iniziando a scambiare qualche informazione personale del tipo: da dove vengo, da dove sono partito e perché. Queste domande sono le prime che ci si scambia quando si incontra qualcuno sul tragitto.

Giorno 3, i primi compagni di viaggio

Monastero di Samos visto dall’alto.

Dopo la bellissima esperienza del giorno prima, ho deciso di partire nella completa oscurità anche il giorno successivo.

Al bivio alla fine di Triacastela, opto per la via classica in direzione Samos, più lunga ma più bella paesaggisticamente a detta anche delle varie guide online e di alcuni pellegrini.

Partendo presto e forse per il fatto che a Triacastela non avevano pernottato in molti, non incontrai molte persone lungo il tragitto. Sarà la mattina più solitaria di tutto il viaggio e, oltre a questo, sarà anche l’unica volta in cui ho sbagliato strada non notando un’indicazione su una parete di una casa, nonostante il percorso sia fin troppo segnalato.

A pochi chilometri da Sarria avviene la svolta del mio viaggio solitario, incontro i primi compagni, e con questi condividerò il cammino fino a Santiago.

Giorno 4, perché il cammino?

Pranzo a donativo per i pellegrini.

Cambia il passo della camminata, un po’ più lento ma ero in compagnia quindi non mi importava di arrivare prima.

Si parla un po’ di tutto, ci si conosce. La domanda più ricorrente nelle conversazioni con i pellegrini è sempre: “perché il cammino?”, e la risposta che mi ha fatto e fa più pensare, e che ho fatto anche un po’ mia, è in realtà un’altra domanda: “Che Santiago non sia in realtà il termine del cammino, ma un nuovo inizio?”.

Circa 25 sono i chilometri percorsi fino a Portomarin, la meta di giornata.

A spezzare il tragitto è stato un buonissimo pranzo a donativo, offerta libera, gentilmente offerto da una famiglia sul percorso che ha organizzato in casa propria un vero e proprio ristoro buffet con un sacco di pietanze fresche, birra compresa. Qui ho anche messo il timbro più bello sulla credenziale:

“¡El corazón es grande, compártelo!”, il cuore è grande, condividilo.

Giorno 5, amici da una vita

La foschia dopo la pioggia.

La giornata non parte nel migliore dei modi, si cammina sotto alla pioggia, spesso torrenziale.

Non c’erano troppi chilometri fino a Palas de Rei, il nostro arrivo di giornata, solo 21 e mezzo circa, ma la pioggia li ha fatti sembrare molti di più.

Nonostante il disagio, come spesso ha fatto anche nei miei cammini precedenti, la pioggia, ha reso tutto più bello ed affascinante. I panorami poi, con la nebbia, sono stati incredibili in alcuni punti del percorso.

Una cosa che mi ha fatto molto riflettere in questa giornata è stato come le persone con cui cammini, nonostante fino a qualche giorno prima fossero perfetti sconosciuti, tutto ad un tratto ti sembra di conoscerle da una vita e ci conversi come tali. Questo fatto mi è rimasto molto impresso, anche ora che sono passati quasi sei mesi dall’avventura.

Con i compagni di viaggio terminiamo la tappa con qualche sangria ed una cena in un ristorante di Palas de Rei.

Giorno 6, un’ostello paradisiaco

Il fiumiciattolo dalla finestra dell’ostello municipale.

Sesto giorno di cammino. Nonostante sono state tappe relativamente leggere rispetto ai cammini precedenti, per via anche del dislivello quasi assente, è stata la prima volta che cammino distanze lunghe per sei giorni di fila. Fortunatamente non ho sofferto vesciche, ne fino a questa tappa, ne per le successive.

La pioggia sembra ormai passata del tutto ed è tornato il bel tempo. In questa tappa si cammina per di più in mezzo ai boschi.

Seguendo le indicazioni della guida, di una compagna visto che io come detto in precedenza non avevo pensato di portarne una, decidemmo di provare a pernottare a Ribadiso da Baxio, all’ostello municipale, che, a detta della guida, è l’ostello municipale più bello di tutto il cammino.

Ho scritto “provare a pernottare” perché gli ostelli municipali non sono prenotabili, vige quindi la regola, chi prima arriva meglio alloggia. In pieno Agosto infatti, principalmente dopo Sarria, l’enorme flusso di pellegrini rende impossibile alloggiare negli ostelli municipali nel pomeriggio tardo, meglio quindi arrivare nel primo pomeriggio, oppure, prenotare un ostello privato, ovviamente con costi maggiori.

Fortunatamente l’ostello non era ancora del tutto pieno e troviamo così quattro posti letto.

Questo, dopo i vari ostelli municipali provati, era effettivamente spettacolare. Camerata in legno all’interno di una struttura in pietra, fiumiciattolo che scorre al fianco, molto verde intorno e pochissimo traffico visto che ci trovavamo in un borghetto veramente piccolo. Questa tappa inoltre non è segnalata nelle guide “comuni” come tappa di arrivo o partenza quindi solo pochi pellegrini si fermano.

Nonostante l’acqua del fiumiciattolo fosse gelida, dopo 26 chilometri e mezzo di camminata, un bagno avevo deciso di farlo comunque. Rigenerativo.

Insieme ad altri pellegrini da varie parti d’europa, ceniamo nell’unico ristorante del posto aperto, ed unico ristorante del posto.

Giorno 7, inizia a sentirsi la tristezza

I boschi della penultima tappa.

Il fatto di essere quasi al termine del tragitto, ha fatto si che questa sia stata la tappa più triste del cammino.

Come detto in precedenza, il Cammino di Santiago è il viaggio che vivi camminando, i luoghi che vedi, che vivi, i compagni che incontri, che conosci, con cui condividi qualcosa. L’idea che tutto questo sta per volgere al termine per tornare ognuno alla propria quotidianità, rattrista tutto il penultimo giorno.

Camminare zaino in spalla ti fa entrare in un’ottica di pensiero differente dalla quotidianità a cui tutti più o meno siamo abituati. Inizi a pensare alle sole cose indispensabili davvero che ti servono per vivere ed essere felice, il resto non ti importa più. Per esempio la casa non la consideri più come il tetto sulla testa in cui ritorni dopo il lavoro, la casa diventa tutto il contenuto del tuo zaino, e la famiglia diventano i tuoi compagni di viaggio.

Si cammina tutto il giorno per boschi e strade sterrate.

A rallegrare un po’ la giornata fu l'”ottima” pizza mangiata a cena a Pedroso dove abbiamo pernottato. Pizza degna delle migliori surgelate precotte da supermercato.

Giorno 8, arrivato

Al centro dello piazza della cattedrale.

Per l’ultima tappa decidiamo di fare una “pazzia”, ovvero, partire molto presto la mattina per riuscire a vedere l’alba in cima al Monte do Gozo. Con molto presto significa partire prima delle quattro di mattina ed in questa pazzia riusciamo a convincere tutto il gruppo. Siamo 6 persone in tutto.

Oltre che partire molto presto, volevamo anche camminare soli in quest’ultima tappa, senza parlare e senza distrazioni, solo con i nostri pensieri ed arrivare così all’interno della piazza della cattedrale esattamente come siamo partiti, da soli.

Visto che quasi tutta l’ultima tappa si svolge all’interno di un bosco, e visto che partendo alle quattro di mattina si è costretti a camminare per ore nel completo buio, decidiamo di mantenere 100/200 metri massimo l’uno dall’altro, così da non sentirci completamente soli in caso di bisogno.

Io parto per primo e sono quindi davanti al gruppo. Tengo un passo sostenuto visto che nonostante mi sentissi relativamente al sicuro, il bosco nella completa oscurità mi ha tenuto sul chi va là per tutto il tragitto. Qualsiasi rumore ti fa salire il battito cardiaco.

Il passo sostenuto diventa una camminata veloce, molto probabilmente per uscire dal bosco il prima possibile, e senza accorgermene finisco per perdere la compagnia dietro e mi ritrovo ben distaccato dagli altri.

Terminato il bosco incontro ed accompagno una signora francese, non capisco nulla di quello che mi dice ma intuisco che cercava solo una compagnia che desse sicurezza visto che sembrava spaventata dal camminare sola al buio.

Purtroppo l’obbiettivo iniziale di vedere l’alba su Monte do Gozo fallisce miseramente a causa del tempo nuvoloso.

Mi incammino quindi verso Santiago e terminare così il cammino.

Entrato a Santiago iniziano ad’arrivate tutte le emozioni. Le emozioni di aver quasi terminato un’impresa, nonostante non sia poi un’impresa fisicamente esagerata.

La periferia sembra non terminare mai, sei praticamente dentro la città, vedi tutti i palazzi recenti e ti chiedi: “dove sono gli edifici storici?”.

Poi tutto ad un tratto intravedi qualche edificio “vecchio”, segui le indicazioni, vedi l’ingresso della piazza, entri ed eccola li davanti a te, la Cattedrale di Santiago.

Mi fermo a fissarla per un po’, tolgo le scarpe, mi appoggio ad una colonna proprio di fronte alla cattedrale e rimango ad aspettare i compagni di camminata mentre resto ad osservare le reazioni ed emozioni dei pellegrini non appena mettono piede all’interno della piazza.

Conclusioni

Cattedrale di Santiago.

Concludendo, il Cammino di Santiago non è sicuramente il cammino più complicato da percorrere fisicamente, paesaggisticamente non è nemmeno il più bello, anche se la bellezza è soggettiva, per quanto riguarda la logistica è alla portata di tutti, è molto segnalato, esistono migliaia di guide ed ogni anno è percorso da migliaia di pellegrini in qualsiasi periodo dell’anno. Ogni persona ha modo di “cucirselo” addosso, ha modo di fare il “proprio” cammino, decidendo da dove partire e in che modo svolgere le tappe e viaggiare.

Come detto nella premessa, non ho mai preso in considerazione di percorrere il cammino prima d’ora. Non ero e non sono spiritualmente pronto a farlo.

Nonostante potessi prendere la Compostela avendo percorso più di 100 chilometri, non l’ho presa, perché per me, al momento, sarebbe un foglio di carta come un’altro.

Detto ciò, il Cammino di Santiago ti da e ti lascia qualcosa che gli altri cammini non ti danno, per lo meno quelli che ho percorso fino ad’ora. Sto parlando delle persone e delle loro storie. Ed è proprio per questo motivo che sono ben contento di essere partito da solo. Essendo solo ho avuto appunto maggior modo di cercare compagnia, di conoscere e colloquiare con altri pellegrini. In coppia o in gruppo si è meno portati a questo tipo di condivisione, soprattutto se siete persone abbastanza chiuse e timide, come il sottoscritto.

Da questo punto di vista il cammino mi ha sicuramente lasciato molto. Non dico di essere o sentirmi cambiato ma sicuramente mi sento diverso, migliore.

Ho deciso che, se riuscirò, prima o poi, partirò per farlo tutto. E allora si che la Compostela avrà anche per me un significato.

Matteo

Author: Matteo Cappello

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